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Sensazioni
Scritta da: maxesara (4)

Appoggio i bicchieri sul tavolo e do un occhiata alla tavola apparecchiata, non manca nulla.
L’acqua è sul fuoco a fiamma lenta. Sono le 19.35
Sento le chiavi girare e la porta aprirsi lentamente.
La tua sagoma sulla soglia.
Entri col tuo passo sicuro e ti avvicini a me. Getti un occhiata distratta alla tavola apparecchiata e all’acqua sul fuoco.
Ora sei di fronte a me, mi sorridi, e io mi dispaccio di avere indosso solo una vestaglietta leggera. Vorrei essere vestita in modo sexy per te, non sapevo che saresti arrivato e m’avresti guardato così.
Lentamente giri attorno a me e appoggi le tue mani sulle mie spalle.
“Hai preparato qualcosa di speciale per me?” La tua voce mi soffia calda nell’orecchio e io già mi sento sciogliere. “Signora Martino?” Continui, e io non capisco più nulla. Sai l’effetto che mi fa sentire che mi chiami con il tuo cognome. Dieci anni di matrimonio e, detto da te, con quel tono, mi fa sempre quest’effetto. Le tue dita scendono lungo la vestaglietta e disegnano le mie forme.
“No, niente di speciale.” Rispondo alla tua domanda, mentre le tue dita risalgono, finalmente, a contatto con la mia pelle, raggrinzandomi la vestaglietta sui fianchi.
Mi regali le sensazioni che solo tu sai darmi, sfiorandomi nei posti giusti, facendomi irrimediabilmente sciogliere tra le tue mani.
Sono già persa, sono già pronta, ma tu non sembri avere fretta e continui a torturarmi così, in piedi dietro di me, che giochi col mio corpo, permettendomi come unico sfogo di accarezzare la tua eccitazione.
I tuoi denti mi mordono il lobo, le ginocchia cedono, non ne posso più devo averti dentro, subito.
Te lo chiedo, ti imploro, ma sei tu a gestire il gioco e non vuoi ancora accontentarmi.
Sono completamente sciolta per te. Tremo. Godo.
Finalmente mi accompagni lentamente verso il divano. Mi ci lasci cadere sopra. Liberi la tua virilità e sollevi la mia vestaglietta oltre l’ombellico.
Le tue mani sulle caviglie mi aprono, mi spalancano oscenamente in attesa di te.
Sai che è così che ti voglio, che mi piace, senza altri giochi, senza altre attese. Spingi, entri, e mi sovrasti col tuo copro.
Dentro e fuori di me, lento e poi veloce, rude e poi delicato. Ed io che ti urlo in faccia il mio piacere, i miei orgasmi, uno dopo l’altro, inarrestabili. Devastanti. E la tua bocca che respira il mio fiato.
I nostri corpi sudati, uno sull’altro e le tue mani che esplorano il mio corpo sottolineando decise il fatto ormai assodato che sono tua.
Sono tua da sempre. Fin da quando, dieci anni fa, il giorno del matrimonio, sono stata tua anche fisicamente.
E poi, quando nient’altro ha importanza, ti dico quello che vuoi sentirti dire. “TI AMO.” Te lo urlo, tra un gemito e l’altro, e godo delle tua contrazioni, delle tue dita che si stringono sui miei fianchi, del tuo liquido e caldo piacere che scorre impetuoso dentro il mio ventre.
I nostri respiri che tornano lentamente regolari.
Le bocche che si cercano ancora e ancora, le lingue che giocano frenetiche.
Poi ti sollevi. Dai un occhiata veloce alla pentola, alla tavola apparecchiata ed all’orologio.
Io mi risistemo addosso la vestaglietta, mentre ancora scorri dentro di me.
Ti volti, raggiungi la porta. Esci.
Il mio respiro torna normale, il sudore si asciuga sulla mia pelle. 20.00 la porta si apre ed entra lui. Mio marito. Tuo figlio.
“Ciao amo’” un bacio sulla guancia.
“Mi hai preparato qualcosa di speciale?” dice guardando la pentola.
“No, niente di speciale. Pastasciutta.”
“Ho visto Papà mentre parcheggiavo, ma non mi ha sentito che lo chiamavo. È passato?”
E gli dico quello che mi hai sempre detto di dirgli in questi casi.
“Cercava te. Ha detto se per favore lo chiami domani alle 9.30”

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