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LIDIA
LIDIA

Siamo nel 1965, sono reclutato negli alpini e dopo tre mesi di C.A.R. a Cuneo senza mai andare a casa, arriva il giorno tanto atteso del Giuramento, ho chiesto alla mia amica Piera se aveva voglia di venirmi a trovare, che subito dopo la cerimonia ce ne saremmo andati in un albergo a Limone a fare baldoria per due giorni di fila, per lei va benissimo e approfitta del passaggio che le danno una coppia di nostri amici che vanno in vacanza anche loro in montagna da queste parti.
Prima della cerimonia telefono a Limone all’albergo per confermare la prenotazione di due giorni con la mia ragazza; allora alcuni alberghi facevano storie se una coppia non era sposata, ma a questo va bene come siamo, mi guardo attorno ma di Piera neanche l’ombra – arriverà più tardi, mi dico- finita la cerimonia, si rientra in caserma, ancora niente; mi attacco al telefono e chiamo a casa sua. Sua sorella mi dice che è partita con gli amici per venire da me, può darsi che abbiano avuto un guasto alla macchina e che tardino; decido di aspettarla fuori dalla caserma, così la vedo arrivare in anticipo. Mentre aspetto mi sento chiamare all’altoparlante, con un sospiro di sollievo corro all’ingresso convinto di trovarla, invece trovo Lidia:
“ Ma cosa ci fai qui? – le chiedo deluso – non mi aspettavo di vederti. “
“ Non sei contento che io sia qui? Ho fatto un mucchio di fatica per trovarti, sono dovuta venire con il treno, poi qui mi hanno detto che eri a San Rocco, ho preso il pullman per andare li e quando sono arrivata mi hanno detto che eri già tornato a Cuneo e, sono ritornata di corsa, e ecco il bel ringraziamento, se sapevo così me ne sarei stata a casa.”
“ Ma non è questo, è che aspetto una persona.”
“ E va bene, ma devi essere contento che ci sono io e, se c’è anche l’altra persona io non la mangio mica sai? Chi è, è Maria?”
“ No, con lei non esco più. E’ che avevo altri programmi e tu non eri contemplata.”
Torno al corpo di guardia e avviso il piantone che se viene qualcuno a cercarmi di dire di aspettare nel corpo di guardia che mi faccio vivo per telefono perché ho degli ospiti inattesi;
andiamo al ristorante, non sono tranquillo; richiamo il corpo di guardia e lascio l’indirizzo.
Finito il pranzo, Lidia comincia a dirmi che è stanca e che vorrebbe andarsi a riposare per qualche ora, magari in un albergo, in attesa che arrivi l’ora di prendere il treno per tornare in Alessandria.
“ Quando parte il treno per Alessandria?”
“ Alle dieci di stasera, mi fanno male i piedi e la schiena, ho bisogno di sdraiarmi un po’.”
Chiedo al ristoratore se sa dove ci sia un albergo per passare alcune ore, che la mia ospite è stanca
e vorrebbe riposarsi fino a quando arriva il treno.
Lui gentilmente ci suggerisce un albergo li vicino, io gli espongo il mio problema;
“ Aspetto degli amici che devono arrivare da Alessandria, avrebbero già dovuto essere qui, ma probabilmente hanno avuto qualche guasto per strada. Se arrivassero o se chiamassero intanto che io accompagno la signora all’albergo, potrebbe dirgli di aspettarmi che arrivo subito?”
“ Senta, io di sopra ho delle camere che di solito do a delle coppiette, che dopo cena le ..usano, se volete, una ve la posso dare così non deve fare lo strapazzo di correre avanti e indietro e lei può aspettare i suoi amici per quanto vuole con comodo e se vuole può riposarsi anche lei, sa, ho capito che ha fatto il giuramento e deve aver marciato per parecchie ore, vi siete fatti andata e ritorno da San Rocco tutta a passo di marcia vero?”
“Eh si, la soluzione per me va bene, così quando arrivano, io sono già qui.”
Chiedo a Lidia se le va bene il posto;
“ Oh, si mi va benissimo, sono tanto stanca che non ne posso più, non vedo l’ora di sdraiarmi un po’e poi tu sei così nervoso che se ti rilassi un po’ non ti fa male .”
Saliamo in camera, c’è un letto a due piazze, una antica toeletta con la bacinella colma d’acqua profumata, un secchiello smaltato e decorato con dei fiori di stucco, una brocca anch’essa colma d’acqua, un armadio a quattro ante ricoperte da grandi specchi e un comò anche questo fornito di un grande specchio leggermente inclinato verso il basso, in maniera che chi sta a letto ha una panoramica completa di ciò che sta facendo, c’è anche una radio col giradischi e molti dischi;inoltre separati da una porta ci sono la doccia, il bidet e il water, penso che in quella camera ci escano dei numeri mica da poco.
Mi distendo sul letto, dopo essermi tolto la giacca e sciolto la cravatta, mi domando cosa può essere successo a Piera e oziosamente, attraverso gli specchi guardo cosa fa Lidia; si toglie la gonna e la camicetta, rimane in sottoveste, si sdraia accanto a me, è piuttosto grassa.
Appoggiata ad un gomito mi arruffa i capelli:
“ Adesso che hai fatto il giuramento, sei buono per il re e per la regina.”
“ Così dicono, ma io, anche se non venivo a fare il militare, lo sapevo già che ero buono lo stesso per la regina, anzi per le regine.” Le rispondo di malumore.
“ Già, difatti stai aspettandone una, vero?”
“ Si e sono preoccupato per il ritardo; ah, guarda che se arriva, ti mollo qui e me ne vado con lei e tu dovrai arrangiarti da sola.”
“ Va bene, ma adesso riposati – mi sbottona la camicia – così stai più comodo… ma che muscoli ti sono venuti, sei duro come una roccia, eh!, come sei cambiato da quando ti reggevi in piedi a malapena e, scusa arrangiarmi a far cosa?”
Chiede con aria sorniona, è una giornata molto calda, stranamente afosa, quando marciavo grondavo sudore, sento che la camicia è bagnata sulla schiena, mi siedo sul letto e me la tolgo cosi , forse, si asciuga un po’ e non si stropiccia tanto, vedo l’acqua nella bacinella e mi viene l’idea di farmi una spugnatura sul petto, mi alzo e la faccio, ritorno a sdraiarmi, chiudo gli occhi e sto immobile a braccia allargate cercando di rilassarmi.
Sento i movimenti che fa Lidia e ogni tanto socchiudo gli occhi e la osservo attraverso gli specchi: la sottoveste le è salita oltre la vita, si vedono le mutandine, sono sgarbatissime, non ne avevo mai viste fatte così, sono sottilissime, praticamente trasparenti, lasciano scoperte le anche, sembra che siano fatte per essere strappate.
Faccio il conto di quanti anni ha; quarantacinque: non è poi tanto vecchia, ma vestirsi così …. Non ho mai visto neanche le ragazze giovani. Non sta ferma un momento, decide anche lei di farsi una spugnatura, si alza e si toglie la sottana rimanendo solo con quelle mutandine che le mettono in risalto i fianchi opulenti , si stiracchia, si sistema le mutandine tirandole su dai fianchi, il leggero tessuto le è tra le natiche e le mette in risalto, mentre un piccolo triangolino le copre il sesso, è come se non ci fosse; si ammira davanti agli specchi e poi se le sfila rimanendo completamente nuda, si palpa dappertutto. Solleva le tette per poi lasciarle ricadere, se le fa rimbalzare sulle mani, si pizzica i capezzoli e, scende sui peli del pube, se li osserva e passandoci sopra la mano
“dovrò accorciarli un po’” parla tra se e se come se fosse sola, si apre le labbra della figa tirando indietro la pancia, si massaggia l’interno delle cosce, si gira e passa a massaggiarsi le natiche specchiandosi, è piacevole vedere quel culone sodo e elastico nello stesso tempo che viene mosso in tutte le direzioni lasciando vedere ogni tanto il buco scuro tra le natiche.
Sono tre mesi che non vedo una donna, Lidia è grassa ma non è da buttare via ora è li e non ho di meglio da fare che guardarla; è comunque eccitante, ci sono molti specchi e la vedo da molti punti di vista, non posso fare a meno di pensare che scopare con lei non deve essere male , il pene si è indurito, chiuso nei pantaloni mi da fastidio, lo sistemo.
“Guarda che sto vedendo lo spettacolo, sono in crisi, sono tre mesi che non vedo una donna e tu mi fai ballare davanti al naso il culo e tette, poi come se non bastasse me la fai vedere in tutte le maniere .”
“ Embè? Non hai mai visto una donna nuda? Fai il timido? Faccio come ho sempre fatto, non ti ho mai nascosto nulla, da bambino mi hai sempre vista nuda, mi hai anche vista che facevo l’amore, ti piaceva stare a guardare e adesso fai un mucchio di castelli.”
“ Ma non è quello, è che non sono di legno,sono un uomo,fra un po’ scoppio”
Mi sorride, bagna la spugna nell’acqua fresca la strizza e se la passa sul corpo soffermandosi a lungo attorno al seno e al sesso; il mio è in fiamme.
Si avvicina al letto e si corica nuda accanto a me, aspetto che il mio cazzo si decida a tornarsene molle, ma giustamente non ne vuole sapere. C’è un senso di attesa, ho voglia della mia ragazza e mi ritrovo Lidia. Sto immobile, lei con dei leggeri movimenti si sposta lentamente di traverso, appoggia la mano sulla patta dei pantaloni, da li mi accarezza il sesso, sto immobile e assaporo il dolce peso della sua mano, con un tocco molto delicato me li slaccia, vorrebbe sbottonarli del tutto ma c’è l’intoppo della cintura che la ostacola. Infila la mano dentro e la posa sul cazzo durissimo, sposta le mutande e cerca di farlo uscire, non diciamo una parola, io mi sgancio la cinghia; ormai almeno un pompino è benvenuto, finalmente il cazzo libero svetta diritto come un palo, lo accarezza e lo ammira, fa scorrere la pelle verso il basso e lo lecca lungo tutta l’asta, lo spinge verso la mia pancia, mi abbassa bene le mutande, tira fuori le palle e accarezza anche loro, ora con un lento lavorio di su e giù con le mani, soffia leggermente sulla cappella congestionata, poco dopo apre le labbra e risucchiando l’aria lo prende in bocca gli serra le labbra attorno, gioca con la lingua sulla cappella bagnandola di saliva, se lo toglie di bocca lo lecca, se lo rimette in bocca cominciando un dolce e lento su e giù, a volte se lo sfila di bocca per leccarlo in tutta la sua lunghezza, lo mordicchia e ogni volta che lo riprende in bocca cerca di mettersene di più, ora prende fiato, spalanca le labbra, serra gli occhi e lentamente se lo infila in profondità, il naso è schiacciato contro la mia pancia: il cazzo è completamente nella sua bocca, gli chiude le labbra attorno e fa forza come se volesse mettersene dentro ancora; rimane alcuni secondi in quella posizione e poi lentamente se lo toglie di bocca, sono meravigliato da quanto è riuscita a mettersene, mentre lo fa mi da la sensazione che abbia un conato di vomito perché la vedo che strizza ancor di più gli occhi e con un verso strano accompagna il movimento, ora ricomincia a leccarlo e mi fissa, ha gli occhi lucidi.
Le accarezzo i capelli e con la mano seguo la testa che va su e giù lentamente, scendo verso la schiena e arrivo al sedere, scendo tra le natiche e con il dito medio le cerco il buco del culo, lo trovo, lo tasto, mi porto il dito in bocca per bagnarlo con la saliva e lo riporto tra le sue natiche, ritrovo subito il buco e ce lo infilo; sto per godere, senza scatti se lo toglie di bocca qualche attimo prima e mi indirizza lo sperma sul torace, non c’è che dire: quello che sta facendo mi piace da morire! Mi bacia l’asta del pene accompagnando gli ultimi spasmi di godimento, quando comincio a calmarmi mi spalma lo sperma su tutto il torace su fino ai capezzoli,; ha un tocco leggero, torna sul pene che sta diventando molle, lo solleva e lo riprende in bocca, ormai ci sta tutto senza problemi, lo succhia e nel frattempo si allontana da lui facendo uno schiocco come quando si toglie il tappo a una bottiglia di vino; c’è silenzio, solo sospiri, si alza e va ad inzuppare la spugna con l’acqua profumata, ritorna sul letto e con quella mi lava via lo sperma che ho appiccicato addosso, mi pulisce con estrema cura.
“ Ti è piaciuto il giochino?”
“Troppo, adesso incominciano i casini.”
“Non credo,d’ogni tanto bisogna fare quello che si ha voglia; ho sempre avuto voglia di vedere il tuo uccello in tiro, fin da quando eri piccolino e andavi sempre con quella bambina a giocare da Santina, lei tante volte si metteva a guardarvi di nascosto e poi mi raccontava tutto, un paio di volte vi ho visti anche io e mi facevate morire dal ridere, tu l’avevi sempre molle e mi chiedevo come l’avresti avuto da grande, ora lo so: hai un cazzo imperiale, oh devo pisciare...”
Va in bagno, sento lo scroscio della sua pipì, ora sento che apre l’acqua forse si fa un bidet, mi viene voglia di vederla e vado anch’io in bagno: come pensavo è accovacciata sul bidet, mi volta la schiena, in quella posizione i suoi fianchi sono ancora più larghi vedo la sua mano che scivola tra le cosce spalancate e quando arriva sull’ano si spinge le falangette dentro, forse per pulirsi meglio, un lampo di desiderio mi percorre come una scossa, mi avvicino a lei, si volta e mi sorride :
“bel porco, di la verità: un pompino così non te l’aveva fatto mai nessuno”.
“Te l’ho detto che sarebbero cominciati i casini, ora ho voglia di chiavarti….”
La afferro per le anche e la faccio sollevare, la spingo verso il lavabo che ha di fianco, eccola con il pube contro il bordo e il suo sedere bianco diviso da una riga scura è davanti al pene che sta tornando eretto.
Le do delle pacche sulle grosse natiche fino a farle arrossare, mi bagno di saliva un dito e glielo infilo lentamente nello stretto buchetto, lo tiro fuori, lo bagno nuovamente con la saliva e lo rimetto sempre lentamente ma più in profondità, lo tolgo un’altra volta e stavolta con la saliva bagno due dita che poi faccio entrare nuovamente con estrema lentezza, sto attento a non farle male con le unghie, sento che i muscoli anali si rilassano. Muovo le dita e quando il movimento avviene senza il minimo sforzo, le tolgo per poi rimettergliene tre, sempre insalivate, riesco a mettergliele dentro con le falangette che formano una specie di cono, muovo su e giù le dita dentro di lei ancora più lentamente ma ad ogni leggera pressione cerco di fargliene entrare un pochino di più, ormai non le tolgo, mi chino a lubrificarle con la saliva e cerco di metterle in profondità, anche le seconde falangi ormai sono nel suo culo; ritengo che sia dilatato abbastanza, tolgo le dita e mi posiziono, le apro le chiappe punto il cazzo ormai durissimo sul buco scuro tra esse, comincio a spingere, non entra, devo bagnarlo e lo faccio usando ancora la saliva, poco dopo la cappella finalmente entra.
” Hei, sbagli posto…, aia, mi fai male.., ma perché me lo infili dietro?... Mi fai maleee…, dai non mi piace…, fermati.. ma perché il mio didietro?... dai porco, fermati …uffa mi fai male.”
Ascoltandola mi eccito ulteriormente e continuo a spingere, poco alla volta entro in lei, ormai dopo parecchie spinte sono dentro, la prendo lentamente, ormai sono in lei completamente con la pancia arrivo contro le sue grasse natiche che molleggiano ad ogni spinta, anche le grosse tette ondeggiano, le agguanto e con quelle la attiro verso me.
Alza la schiena, la tengo abbracciata contro me, continuo gli affondi, non la mollo e lentamente ritorna alla posizione iniziale, ora entro in lei come voglio, la sto montando con movimenti dolci in profondità, le sue natiche mi respingono, l’ano ormai è dilatato e posso entrare ed uscire a piacimento, a frasi smozzicate mi dice:
“Almeno…, lascia che mi faccia… un …che mi tocchi… intanto che mi fai…che porco… il didietro… ma dove hai imparato a fare cosi?”
“ Mi hai insegnato tu, facendoti sempre vedere mentre montavi con tutti, adesso dimmi, dove te lo sto mettendo?... Dillo bene, dove te lo metto?..”
” Che figlio di puttana sei, sarebbe stato meglio se quella puttana che ti ha cagato fosse morta invece di farti …,me lo metti nel culo.. va bene adesso?”
“ Adesso vedi di cagare tu la sborra che ti metterò nel culo, poi vedremo.”
Continuo imperterrito a limare lentamente, lei cerca di accarezzarsi ma smette perché ci metto le mie mani, devo distendermi per entrare nella figa con due dita, le trovo il grilletto e la masturbo, devo usare molta forza con gli avambracci per stare aggrappato a lei e sditalinarla, ma in compenso sento ancor di più la stretta che mi fa il suo ano e che la penetrazione è se possibile ancora più profonda, ora smette di lamentarsi e comincia a sospirare muovendo i fianchi:
“Come sei grosso, ti sento tutto…, fermati…,mi arrivi fino nella pancia….,fermati non darmene di più… siii…,è tutto?…., oia non ancora?..., mi stai rompendo tutta…, se me lo togli dal culo…, te lo succhio con l’ingoio…,oohh, lo togli e mi sento svuotare…, sii rimettimelo…, madonna sei tutto dentro…,piano con le mani…, rallenta un pochino…, ho un palo nel culo…,non mi fa male ma…,fermati un momento…, non toglierti, fa piano con la mano.., ecco… bravo così…muoviti lento…fammelo scorrere piano…sii, piantalo tutto… continua così…. adesso mi piace….godi anche tu, puttaniere mio….è la prima volta che … godo prendendolo… nel culooo…OOOHHH….SSIIII…OHH… MAAAAAMMAA…. Fermati che …muoio…, oh siii… godi anche tuuu…non ti fermare subito….OHHH che spinte… mi dai…. SIIII….che bello…. Ti sento sborrare…OHH, si che godiamo assieme….siii…sii…siii, godi, godi, godiii…,oh quando godi lo…oh… sento diventare ancora più grosso…, prenditelo tutte le volte che vuoi questo culo che ti piace così tanto…, lasciamelo dentro.., mi fa morire, oh dio dio dio.”
Grande inculata! Ora è lei che si spinge indietro per averne di più, lentamente ci calmiamo, soddisfatto la lascio, mi tolgo da dentro lei e una forte scoreggia segnala che il buco del culo è libero, ridiamo:
“Canta o si lamenta?”
“Canta, canta, non mi è mai piaciuto farci mettere il cazzo, ma è la prima volta che godo, ”
Torniamo sul letto, lei mi chiede perché le ho detto che mi ha insegnato lei e allora le racconto della volta che l’avevo vista con l’uomo del gas, l’aveva presa in quella maniera e come mi aveva affascinato quell’atto. Dopo una mezz’ora comincio a pensare che giunti a questo punto potrei anche montarla come si deve, comincio ad accarezzarla partendo dalle spalle e arrivare fino alle ginocchia, la accarezzo a lungo dai grossi seni al voluminoso ventre, scendo tra le cosce che lei apre immediatamente, trovo facilmente la fessura del sesso che penetro con le dita, il pene non è eretto ma lei lo raggiunge con le mani, lo mena, in qualche minuto sono pronto a penetrarla, salgo su di lei, mi piazzo tra le sue cosce, faccio passare le mani sotto le sue ascelle e la trattengo, è piacevole sentire le sue tette strabordanti contro i muscoli delle braccia, lei mi aiuta aprendosi le labbra della vagina dopo essersi spostata i peli, la figa è scivolosissima, il cazzo viene completamente inghiottito, inizio a stantuffare lentamente, non ci diciamo più una parola, lei sembra una bambola di gomma: sta immobile e rilassata, sospirando a occhi chiusi assapora la penetrazione.
Mi muovo piano e spingo a fondo, poco dopo lei alza le gambe le porta sulle mie natiche, cerca di aiutarmi a andare ancora più profondo; piego la schiena, le raggiungo il seno e glielo succhio, le mordicchio i capezzoli aumento il ritmo degli affondi, il sudore ci rende appiccicosi e i suoni del risucchio ci accompagnano nella lunga chiavata, quando sento che si avvicina il godimento mi immobilizzo, lei mi pianta le unghie sulla schiena per attirarmi ancor più dentro, vorrebbe continuare; passato lo stimolo ricomincio a pompare lentamente fino a fermarmi nuovamente sull’orlo dell’ acme e così via a lungo; devo dire che è una bella scopata, mentre prima parlava sempre, ora si sentono soltanto i nostri sospiri, mi piace stare dentro quella figa calda e accogliente, vorrei starci per sempre; forse è il farlo con una donna grassa o perché lo faccio con lei che la rende diversa dal solito, ma godo veramente tanto.
Rimaniamo abbracciati a lungo lei continua ad accarezzarmi la schiena e fa in modo che io stia sempre in quella posizione su lei, ormai soddisfatto il pene si sfila da solo, striscio sul suo ventre, mi metto cavalcioni e giocherello con le sue grosse tette, il mio pene ovviamente non da segni di vita, glielo appoggio tra le mammelle e lo massaggio con quelle, Lidia allunga la lingua e cerca di leccarlo, apre le labbra per accoglierlo, le striscio sulle tette fino a farglielo entrare in bocca; è molle ormai le sono seduto sul seno, lo riprende completamente in bocca e mi fa un rumoroso pompino, insiste a lungo nella sua azione, fino a quando il pene lentamente si indurisce, se lo toglie di bocca e strofinandoselo sulla gola e le guance:
“Mi vuoi sborrare in bocca, o vuoi di nuovo mia sorella? ”
Ormai la penetrerei ovunque ci sia un buco, le apro le braccia tenendole i polsi e indirizzo il cazzo sulle sue labbra che apre immediatamente, la penetro come se la sua bocca fosse diventata la seconda figa, dopo alcune spinte lo tolgo e vado a brucarle le tette; mi piazzo nuovamente tra le sue cosce e penetro nuovamente in quella tana piena di miele montandola ancora più a lungo della prima volta, devo concentrarmi per riuscire a godere, sono stanco e appena finiti gli spasmi di piacere mi abbatto al suo fianco.
“dormi tesoro, riposati e riprenditi che quando ti svegli facciamo di nuovo tutto quello che vuoi, va bene?”
Non le rispondo: mi addormento come un sasso.
Passano un paio d’ore, mi sveglio e ho Lidia al fianco che dorme anche lei; è coricata sulla pancia ha le braccia piegate sotto il cuscino, il grosso seno esce dai fianchi, il sedere svetta nel suo biancore, vado ad accarezzarlo, appoggio la mano su una natica e la faccio tremolare, è bello da vedere, poco dopo vado a cavalcioni su lei e le allargo le natiche, il buco del culo marrone contrasta con il biancore del sedere.
Le massaggio a lungo le grosse chiappe e ogni volta che le separo faccio cadere della saliva sul buchetto, ho il cazzo nuovamente in tiro, lei nel frattempo ha tolto le braccia da sotto il cuscino e se le è portate sul sesso, ad ogni massaggio oscilla leggermente, sono cavalcioni sulle sue cosce che tiene leggermente aperte e vedo che con le dita si massaggia il clitoride; appoggio il pene sul buco rorido di saliva e comincio a spingere dolcemente, le chiappe mi impediscono di entrare in profondità. Mi tolgo da sopra lei, prendo i cuscini li piego in due e glieli metto sotto il bacino, ora ha il sedere più sollevato, lei spalanca le cosce e io ci ritorno in mezzo, lei ricomincia a masturbarsi e la penetro nuovamente dietro, adesso entro meglio in lei; oltre il piacere di sentirmi il cazzo stretto nel suo budello trovo piacevolissimo stare sulla sua schiena mentre la monto dolcemente, quando sto per raggiungere l’orgasmo ripeto la tecnica di fermarmi e non godere, le tolgo i cuscini da sotto, la faccio girare di fianco, le sollevo una gamba e penetro completamente in lei senza il minimo sforzo, oh ora sono nuovamente in quel culone, ho a disposizione le tette e la figa da un lato e le chiappe dall’altro, una delizia, non ho nessuna fretta, mi sollazzo piantando il più possibile il cazzo in quel culone che ormai posso prendere come voglio. accompagnato dai suoi incitamenti a entrare sempre più dentro in lei e – ucciderla- a colpi di cazzo.
Abbiamo passato tutto il pomeriggio e la sera scopando, basta, sono a pezzi il cazzo è rovente, quando usciamo per andare alla stazione, nel corridoio che porta alle scale lei mi si para davanti e con un gesto rapido si inginocchia, mi sbottona la patta, si caccia in bocca l’uccello mollo e lo succhia rumorosamente per alcune volte:
“Bell’uccellone mio, stai bravo, guai a te se vai da delle altre, ormai sei mio, quando ne hai voglia vieni da me che ti do tutto quello che vuoi.”
Mentre riprende a baciarlo e a succhiare, si apre la porta di una camera nel corridoio, ne esce una splendida ragazza seguita da un vecchio, non accenno neanche a ricompormi, Lidia è sempre in ginocchio che succhia, non faccio nulla per fermarla, anzi la prendo per i capelli e la attiro a me.
Faccio un mezzo sorriso alla coppia che si avvicina: lui è imbarazzato e lei dopo il primo momento di smarrimento mi sorride, allarga le braccia e passandoci accanto accenna ai nostri due partner:
“ Chi ha pane non ha denti!” Mi dice a bassa voce.
Lidia, che non li aveva sentiti si immobilizza, ma io tenendola la obbligo a continuare, esaltato dalla situazione sto avendo una nuova erezione e glielo spingo con forza nella bocca; ma non insisto con la penetrazione, la aiuto a rialzarsi, mentre ci ricomponiamo lei commenta:
“Che figura di merda abbiamo fatto.”
“Macchè figura di merda, un pompino a un uomo che va a difendere la patria non lo si nega mai.”
Ridendo l’abbraccio stretta e la bacio in bocca, risponde al bacio e sbattiamo i denti, le lingue si cercano, le accarezzo il seno da sopra l’abito, stiamo nuovamente scaldandoci, ci stacchiamo a malincuore ma lei rischia di perdere il treno e io devo rientrare in caserma. L’accompagno verso la stazione, ci fermiamo per salutarci; non so resistere alla tentazione: ci sono dei giardinetti con delle piante, la spingo contro il tronco di una, la abbraccio dopo aver dato una rapida occhiata che nessuno facesse caso a noi, la bacio nuovamente in bocca, le sollevo la gonna, le accarezzo le cosce, le abbranco una chiappa, le intrufolo le dita sotto la strisciolina di stoffa che le separa le natiche e: “ togliti le mutandine.”
“No, sei matto?”- “O le togli tu o te le strappo io.”
Non vorrebbe, tentenna, insisto ancora e poi si decide, la aiuto, se le toglie e me le dà.
Le metto in tasca, la bacio soddisfatto e ci avviamo verso la stazione:
“Mi piace pensarti in giro senza mutande, e quando verrò a casa se mi vedi dalla finestra voglio che te le tolga e che mi saluti con quelle.” Mi hanno fatto compagnia per tutta la naja.

P.S. Lidia è mia mamma adottiva; è successo davvero.

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